Userò un punto

Nel mese di Aprile 2015 è stato accolto presso la scuola secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo Salvo D’Acquisto di Pian di Follo (SP), il laboratorio Parole e segni di libertà, la poesia come pratica di scelta e possibilità, un progetto nato dall’incontro fra ANPI sezione di Follo Orazio Montefiori e me. Il laboratorio pedagogico è stato pensato e proposto in più fasi, rivelate negli incontri di riflessione con William Domenichini (segretario di ANPI Follo) ed Elena Gabrielli (docente e coordinatrice del progetto all’interno dell’Istituto). Altri momenti di preparazione e pianificazione hanno visto impegnati per ovvi motivi la Dirigente scolastica Francesca Del Santo e l’Assessore alla cultura del Comune di Follo Felicia Piacente. Gli studenti delle classi 1A e 2A hanno partecipato ad una fase di preliminare approfondimento storico e culturale, adatto a coniugare alla ricostruzione della Resistenza nel territorio di Follo l’indagine sulla Carta Costituzionale su cui si fonda la Repubblica di diritti e doveri in cui viviamo; in seguito i giovani hanno animato la fase di elaborazione e creatività, mirata a sviluppare in loro le condizioni per l’apertura ad un uso consapevole della parola come spazio di condivisione e confronto, connotato sotto il profilo sia letterario e poetico, sia iconografico ed artistico. La terza fase come da progetto protocollato presso gli uffici del Comune di Follo, mi vedeva felicemente indaffarato a restituire il lavoro dei ragazzi e ragazze alla dimensione pubblica, dipingendo e colorando muri precedentemente utilizzati come supporto per scritte nazi-fasciste, razziste e xenofobe con le parole ideate nelle fasi di laboratorio descritte sopra. Nel documento protocollato, insieme alla descrizione accurata del progetto in tutte le sue parti, veniva chiesto al Comune un aiuto economico, per l’acquisto dei materiali dedicati alla fase realizzativa e un sostegno nel trovare luoghi e momenti adatti alla realizzazione. Come si può evincere dagli articoli di giornale del 10 Maggio 2015 e del 14 Maggio 2015 questa dimensione pubblica non ha mai respirato e la giunta comunale ha deciso di “non creare precedenti”.
Ora non mi dilungo sul racconto del laboratorio perché preferisco studiare e continuare a fare il mio lavoro, accompagnato dalla meraviglia che è stata anche questa occasione di crescita. Ringrazio però, questo sì, tutte e tutti i protagonisti dell’esperienza, ci vuole veramente del coraggio e una buona dose di pazzia per prendere ed essere parte attiva in progetti come questo, cosa non banale oggi. La Scuola in Italia è finita, così come l’abbiamo pensata e praticata fino ad ora. Ribaltare sarebbe doveroso, proprio per questo ho immenso rispetto per chi, in un vuoto fatiscente sistema scolastico, impiega la propria professionalità ed umanità, provando a trasformare. Basta entrare in una qualsiasi struttura scolastica per rendersi conto di quanto sinteticamente dico. Il laboratorio Parole e segni di libertà è stato un successo, lo è stato nelle parole tesori degli studenti e dei loro insegnanti, stimoli formativi con i quali si continua a lottare, costruire e promuovere una educazione problematizzante, inadatta alle soluzioni a portata-di-mano e per-ogni-circostanza.
Mi dilungo invece ora sulla scelta della giunta comunale follese, dopo aver studiato e lavorato per e nel laboratorio come volontario (ovvero non retribuito) come del resto William Domenichini; dopo aver discusso con le persone nominate sopra, aggiungendo il Sindaco di Follo Giorgio Cozzani (nel giorno della presentazione del progetto al protocollo) e il giornalista Matteo Marcello; dopo aver letto il ridicolo battibecco mediatico in versione carta stampata sul quotidiano La Nazione; dopo aver dedicato del tempo al pensiero, con i visi dei ragazzi e ragazze negli occhi e dentro le loro produzioni e facendo i conti con i ricordi di chi a Pian di Follo ha trascorso anni di bambino e giovanotto; dopo sentimenti di rabbia e amarezza; dopo essermi confrontato con gli attori della vicenda, ascoltando e ascoltato; ora posso dire la mia. Vorrei rispondere all’Assessore alla cultura che continua a menzionare l’ANPI di Follo come se il progetto fosse stato proposto dall’associazione: il laboratorio Parole e segni di libertà è frutto della mia mente e come tale è stato protocollato in Comune; l’ANPI di Follo ha risposto alla mia chiamata, collaborando al progetto come parte attiva, in fede all’idea e struttura del progetto stesso. Trovo quindi inutile e fuorviante  affermare cose come “[…] non abbiamo nulla contro l’ANPI […]” perché in nessuna occasione di confronto e dialogo ho messo su un piano politico, come sembra essere questo, la proposta del laboratorio e la sua esecuzione: mi limito a fare il mio mestiere, nelle difficoltà e nei piaceri che ogni passione e professione portano. Inoltre smentisco l’affermazione sempre dell’Assessore quale “[…] su questo progetto, benché interessante, non siamo stati mai coinvolti se non nel momento in cui c’è stata la richiesta dell’autorizzazione e dei denari per acquistare il materiale. […]”, affermazione che offende tutte le persone coinvolte nella vicenda: in data 07 Febbraio 2015 ho presentato il progetto proprio all’Assessore Piacente in seduta di ricevimento; successivamente a telefonate, messaggi vocali e sms, non ho più avuto notizie da parte del Comune ma ho continuato ad organizzare la cosa (da professionista volontario) insieme all’Istituto e all’ANPI, con cui ho avuto sempre in sede di ricevimento in data 16 Marzo 2015 presso la scuola, via libera al laboratorio. In data 04 Aprile 2015 in sede di ricevimento presso il Comune di Follo ho protocollato il progetto, in intesa con tutte le parti impegnate e a seguito di conversazione con Sindaco Cozzani e Assessore. Alla luce di questi fatti concreti, dire di non essere stati mai coinvolti è piuttosto grave, oltre al fatto che proprio la Dirigente scolastica di Follo aveva inoltre informato il Comune dell’attività qualche tempo prima.
Non è polemica la mia ma una forma di cura: certo “[…] l’amministrazione, come è giusto che sia, non si sottrarrà all’impegno di cancellare tutte le scritte, indipendentemente dalla loro connotazione” ma la mancanza di luoghi di aggregazione giovanile nel paese, momenti di connessione e coltivazione, attività culturali capaci di allontanare le persone dalla noia e dal vuoto e dalle conseguenti derive umane, tramite l’allenamento all’interesse, alla conoscenza, all’espressione, saranno accolte nel medesimo impegno? La poesia, il linguaggio poetico ha mostrato nella voce e corpo dei ragazzi ragazze della Salvo D’Acquisto essere una presa di posizione, un fare una scelta, manifestare attenzione per qualcosa. Esempio, manca l’esempio a queste generazioni, esempio traducibile anche in speranza, mancato ancora una volta nei discorsi incredibili a cui ho assistito. Manca la voglia di tentare, manca la voglia di rischiare (giocare), manca il credere nell’opera visionaria di chi invece prova ad inventare e mantenere, manca l’ascoltare attivamente i ragazzi, le giovanissime e giovani generazioni. Dove è la tutela e l’offerta formativa? Dove sono le occasioni di confronto e condivisione, di espressione e creatività? Dove si può riconoscere un pensiero/azione che non faccia vergognare a chiamarlo educativo?
Poteva essere un’occasione, appunto. Dico questo. Nessuna polemica sterile e noiosa ma domande, riflessione, crescita, da sempre obiettivi delle mie proposte. Provando a fatica e gioia a modellare il mio piccolo esempio. Quindi per quanto mi riguarda discorso chiuso. Lascio ad altri le parole ferme perché le mie sono in movimento. Si resiste e si respira aria nuova perché sennò si muore (primo verso magia degli studenti partecipanti al laboratorio).

andare incontro a società senza classi

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